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Intervista al Produttore Esecutivo di Alias
J. J. AbramsMission:JJ. Abrams! Dal college di Felicity e dalle spie di Alias [e poi di M:I 3] ai naufraghi di Lost e ai trentenni di What about Brian, sino a navigare con Star Trek. La vera impresa impossibile è tenergli il passo. Noi a Roma ci abbiamo provato....
Partiamo da lontano, da Felicity... Felicity è come la mia prima figlia, è un telefilm romantico sulla vita del college. Memore di questa esperienza , ho scelto Keri Russell (che nella serie è Felicity;ndr) per interpretare Mission: Impossibile 3 e la sua capacità di cambiare totalmente nella pellicola non mi ha affatto sorpreso! Quali sono i tuoi episodi preferiti di Alias? I miei episodi preferiti sono tre: il pilot, che mi ha letteralmente elettrizzato, la puntata in cui viene distrutta l’SD6 e il finale della seconda stagione, quando vediamo una Sydney disorientata che ha perso due anni della sua vita. In Alias Sydney e Vaughn vanno in Vaticano e parlano un ottimo italiano. E ora tu sei andato veramente a Roma per girare il film. Che effetto ti ha fatto essere davvero qui? Era un sogno e lo è tuttora....Il bello dei film con un grosso budget è che quando dici che sei a Roma , non sei a Los Angeles, mentre in Alias tutto era girato a Burbank, in California. In questo caso eravamo davvero qui ed era il nostro primo giorno di riprese e io stavo girando M:I 3, dirigendo Tom Cruise, a Roma. Stavo per morire, non riuscivo a credere, niente sembrava reale. E’ stata la più surreale realizzazione di tutti i miei desideri più profondi, bui e imbarazzanti. Non riuscivo ad ammetterlo. Ho grande rispetto per i romani e la mia paura è che guardando la sequenza in Vaticano, capiscano che qualcosa non dà la sensazione di essere reale, perché loro ne hanno così tanta familiarità. Noi abbiamo fatto il meglio che potevamo e lo stesso vale per Alias, anche se avevamo solo 8 giorni per filmare un intero episodio con un budget ristretto e con il limite di dover ricreare le location negli studi televisivi. Ma io sono grato di essere riuscito a girare qui e che tutto sia andato liscio. Abbiamo finito in tempo ed è stata un’esperienza incredibile. Nell’ultima stagione sentiamo la mancanza di Vaughn, ti è mancato nella story line? Potrebbe tornare! (ride; ndr) È mancato anche a me, ma ne è valsa la pena. Quando vedi quello che succede nella storia si capisce perché: non sarebbe stato lo stesso se lui ci fosse stato tutto il tempo. Penso che la storia funzioni e forse qualcuno non sarà d’accordo, ma l’ultimo capitolo della spy story di Sydney è davvero molto passionale e riserva al pubblico una sorpresa finale che non dimenticherà facilmente. Noi tutti abbiamo fiducia in te per il finale!! Non ho potuto scrivere l’ultima puntata di Alias perché ero occupato in M:I 3 ma sono rimasto in stretto contatto con gli sceneggiatori con suggerimenti sulla scelta del finale ed è fantastico! Fate bene ad aver fiducia, spero che vi piaccia! Quanto devi essere fan di spystory per realizzarle in TV e al cinema? Amavo il telefilm Mission :Impossible quando ero piccolo, amavo il modo in cui mi faceva sentire e parte del lavoro è riuscire a ritrovare quei sentimenti. Non so cosa succeda a te, quando lavori su qualcosa, ma io ho una sensazione di come voglio che vengano le cose. E continuo a trovare diversi approcci finchè non penso <<Ci siamo>>. Nella serie Mission : Impossible adoravo il lavoro di squadra, ma nei film precedenti non si è visto molto. Inoltre volevo chiedermi chi fosse la persona Ethan Hunt, la vera persona,l’uomo, non solo la spia e i primi due film ne parlavano poco. E Tom, se lo guardate in Risky Business o Jerry Maguire, è incredibilmente divertente, la sua tempistica è perfetta, ma spesso indossa i panni dell’icona, del personaggio stoico. E sono stato contento di mostrare che Ethan è anche uno di noi, uno che ti fa ridere, al quale ti puoi affezionare. In questo modo, durante le scene di azione, probabilmente ti senti più vicino a lui. (Spoiler!!!) Nell’episodio 9 della quinta stagione di Alias Sydney ricorda il passato, come l’SD6 o la bottiglia di vino in bagno. Come ti senti per il finale e cosa ti ricordi degli inizi? Sono stato da poco al party di fine Alias ed è stato davvero dolce e amaro. Ovviamente amo lo show, amo quella gente, non avrei avuto questo lavoro se non fosse stato per Alias e ne sono grato oltre ogni limite, però sento che è il momento giusto perché finisca. La fine è fantastica e gli ultimi episodi gli ultimi sei in particolare, riassumono perfettamente tutta la serie. Penso che peri fan dello show sarà davvero un finale soddisfacente, perché usa tutte le story line delle prime quattro stagioni. Da Lost e Alias a M:I 3. Come ti ha fatto sentire questo salto? In M:I 3 c’è molto di Alias e Lost perché nel film mi porto dietro il senso di storia allargata, intima ed emotiva. È stato un crescendo, un’esperienza graduale. Se non fosse stato tutto così semplice, probabilmente ne sarei stato intimorito, perché il salto era davvero grande. Ma la verità è che Tom e l’altra produttrice Paula Wagner mi hanno supportato moltissimo sin dall’inizio. Mi hanno fanno portare il mio scenografo di Felicity, i miei montatori, il mio compositore, il mio direttore del casting, il mio supervisore alla sceneggiatura. Sono riuscito a portarmi dietro tutte le persone con cui mi sento a mio agio, come Keri Russel che mi prende in giro quando faccio le interviste. E poi abbiamo potuto assumere tutti i migliori nei loro campi. Quando ti senti al sicuro e sei creativo, la combinazione è perfetta. Abbiamo tutti visto situazioni in cui la gente è creativa, ma in qualche modo viene limitata, oppure giudicata. Io ho sentito che mi è stata data l’opportunità di fare il mio film. Tom e Paula mi hanno fatto scrivere il film, fare il casting, dirigerlo, montarlo. E la situazione è sempre stata creativamente fertile e gliene sono davvero grato. Sarai ancora coinvolto nella sceneggiatura di Lost? Sicuramente continuerò a scrivere e ad occuparmi di Lost anche perché mi è molto mancato a causa delle riprese di M:I 3. Cosa ci puoi raccontare della seconda stagione di Lost? Che ci sarà sicuramente anche una terza stagione... (ride). Nel secondo anno scopriamo che ci sono altri superstiti al disastro aereo e impariamo a conoscere queste persone. Della terza non posso dire niente perché ci stiamo ancora lavorando, ma la storia continuerà di sicuro! Ci saranno altri personaggi su cui ci concentreremo e che complicheranno significamene il pilot. Riguardo ai personaggi di Lost c’è qualcuno che senti più “tuo”? Sento che ogni personaggio ha qualcosa che me lo fa amare. Adoro Hurley, per esempio, perché mi fa ridere. E siccome Jack è la prima persona che incontriamo, ho sempre pensato che lo show fosse raccontato un po’ dal suo punto di vista. In questo senso mi sento molto legato a lui. Ma onestamente sono emotivamente legato all’umanità di tutti i personaggi. Gli attori sono davvero bravi. Amo tutti i nostri attori quindi è difficile pensare ad uno di loro e poi non pensare ad un altro e dire <<Oh, lei è fantastica o lui è eccezionale>>. Siamo fortunati ad avere scelto un cast come questo. Il lavoro che hai fatto per Lost ti ha aiutato in qualche modo per M:I 3? Oh, sì Dio è stata incredibile come esperienza!Prima di tutto non avrei avuto questo lavoro se non fosse stato per Alias e Lost e poi, in termini di esperienza, di quello che ho imparato, ogni lavoro che fai ti insegna qualcosa. Penso sicuramente che il pilot di due ore di Lost è stato uno dei più costosi mai realizzati, con un sacco di pressione. C’era pochissimo tempo per farlo, ma ci si sentiva come sul set di un film. Ed è stato divertente, come fossimo tra la televisione e il cinema, e io non sapevo ancora che mi avrebbero offerto di fare M:I 3. Così, per la prima volta, mi sono detto: << Ci siamo, è una bella sfida >>. E dopo averlo portato a termine mi sono sentito in grado di poter girare un film. Non è che abbia pensato: <<Ah quanto sono bravo, lo posso fare >>, ma c’era comunque una grande soddisfazione per essere riusciti a realizzare un progetto così ambizioso. Ero a tal punto preoccupato che quando giravamo, l’obiettivo principale non era tanto di fare un buon prodotto quanto di riuscire davvero a fare qualcosa! Come hai scelto Roma come location di M:I 3? La prima cosa che abbiamo fatto, ogni volta che si cominciava a discutere del set di una scena d’azione, è stato non permettere di parlarne, perché io non volevo che l’azione fosse più importante della storia e dei personaggi. I due scrittori, con cui ho steso la sceneggiatura, li conoscevo bene grazie ad Alias. E riuscivamo a parlare apertamente e con facilità. Ci dicevamo che saremmo riusciti ad avere vere location, reali, quindi andavamo avanti con il racconto. Quando avevamo la trama e pensavamo che fosse abbastanza intensa, all’inizio, nel mezzo, alla fine, io fermavo tutto e dicevo: <<Ora torniamo indietro e cerchiamo di vedere come farla>>. Una volta cominciato a fare questo, è partito un discorso di egoismo. Pensavo:<<Dove voglio andare?>>. Io e mia moglie adoriamo Roma, ci siamo stati e ci volevamo tornare. Quindi ho pensato che il Vaticano fosse un buon posto, allora perché non girarci una sequenza? Girerai davvero Star Trek XI? Non è una voce di corridoio, è vero. Lavoreremo su Star Trek! Per me non è importante se è tv o cine,a, per me è semplicemente qualcosa di eccitante. Sono un grande fan di Star Trek, così come lo ero di Mission: Impossible e sono contentissimo di poter lavorare di nuovo con gli stessi scrittori tra cui Damon Lindelof ( con il quale ho creato Lost), che è un vero genio. È fantastico poter girare Star Trek, una delle cose con cui sono cresciuto ed ora è come se mi fossero state consegnate le chiavi e io ancora mi chiedo <<Ma davvero?>>. Nel film la prima scena è forte, come in Lost. È la tua filosofia? Quando vuoi raccontare una storia hai bisogno di agganciare lo spettatore. Venendo dalla tv mi ripeto: <<Non fargli cambiare canale>>. Insomma devi continuare a fargli guardare il programma altrimenti lo perdi. Non vorrei fosse troppo pretenzioso, ma volevo iniziare in modo tale che, quando sei seduto al cinema, non ti venga voglia di alzarti dopo 10 minuti e andartene. Speravo che fosse qualcosa che avesse, oltre alla storia, un altro livello di coinvolgimento, che ti facesse chiedere <<Un momento, come è arrivato lì esattamente, cosa succederà?>>. E poi il pubblico è intelligente , sai che rimarrà coinvolto, ma volevamo cominciare il film in modo che dicesse allo spettatore sin dall’inizio <<Sappiamo che tu sai che questo succederà, ma la domanda è:come?>> Non è solo un trucchetto ... Lo humour è quasi un tuo segno di riconoscimento... Tutti i film che amo hanno dello humour, credo sia la connessione tra me e i personaggi. Mi fa provare simpatia per qualcuno e, quando mi fanno ridere, mi sento legato a loro. Quando ho fatto Felicity io e il mio amico Matt Reeves ci prendevamo in giro dicendo che lui voleva le situazioni sentimentali, mentre io, invece, le cercavo quelle divertenti. È il mio istinto, cercarle le cose divertenti perché altrimenti mi annoio. Tratto da telefilm magazine n. 19 - Intervista di Alessandra De Tomasi Un Grazie a "Marilú" per il materiale fornito |
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